Indice
- 1 Sintomi e indizi utili prima di intervenire
- 2 Sicurezza prima di tutto e controlli che l’utente può fare
- 3 Influenza di clima, condensa e scarico fumi
- 4 La sequenza di accensione e i componenti coinvolti
- 5 Differenze tra metano e GPL e impatti sulla taratura
- 6 Reset, ritentativi e quando fermarsi
- 7 Cosa può fare il tecnico e perché serve strumentazione
- 8 Pressione impianto, aria nei circuiti e impatto sui consensi
- 9 Prevenzione dell’errore F28 con manutenzione e installazione corretta
Sulle caldaie Vaillant il codice F28 indica un errore di accensione, cioè un mancato innesco o una mancata stabilizzazione della fiamma. La logica di controllo della caldaia avvia la sequenza di accensione comandando la scintilla e l’apertura della valvola gas; se entro pochi secondi non viene “visto” il segnale di fiamma dall’elettrodo di ionizzazione, la scheda blocca la macchina e mostra F28. È un blocco di sicurezza, non un guasto in sé, che serve a impedire immissione di gas senza combustione. Le cause possono essere banali, come un rubinetto del gas chiuso o un calo di pressione di rete, oppure tecniche, come un elettrodo sporco, una valvola gas fuori taratura o un problema nel circuito fumi e condensa. Comprendere come funziona la sequenza di accensione aiuta a distinguere i controlli che l’utente può fare in sicurezza da quelli che richiedono attrezzature e competenze da tecnico.
Sintomi e indizi utili prima di intervenire
Osservare che cosa succede nei secondi che precedono l’errore è prezioso. Se si sente il ticchettio della scintilla e magari si intravede un bagliore dietro lo spioncino, la parte di accensione sta lavorando e il problema è più spesso legato al gas o alla rilevazione della fiamma. Se non si sente alcuna scintilla e la macchina va subito in F28, la catena si è interrotta prima, per esempio per mancanza di consenso, guasto al trasformatore d’accensione o problema di scheda. Se la fiamma nasce con un breve “whoom” ma si spegne subito, la caldaia non riesce a stabilizzare e potrebbe esserci un disturbo di tiraggio, una valvola gas pigra o un elettrodo di ionizzazione che non misura correttamente. Annota quando si presenta l’errore, se in riscaldamento, in acqua calda sanitaria o in entrambe le modalità, e se ci sono correlazioni con condizioni esterne come gelo o vento forte. Queste informazioni, oltre a orientare i controlli di base, saranno utili al tecnico in caso di intervento.
Sicurezza prima di tutto e controlli che l’utente può fare
La prima azione è assicurarsi che non vi siano odori di gas nell’ambiente. In presenza di odore intenso occorre arieggiare, evitare fiamme libere o scintille, non azionare interruttori e contattare il pronto intervento del gestore. In assenza di odori, si può verificare che il rubinetto del gas a monte della caldaia sia aperto in posizione parallela al tubo. È utile controllare se altri apparecchi a gas in casa funzionano, come il piano cottura, perché indicano se il gas arriva. Nelle forniture domestiche a metano in alcune zone possono verificarsi cali di pressione nelle ore di punta; in questi casi l’errore tende a comparire la sera e a sparire più tardi da solo. Con alimentazione a GPL in bombola o serbatoio, una bombola quasi vuota o un riduttore freddo per evaporazione rapida possono causare scarse portate: sostituire la bombola o ripristinare condizioni termiche normali spesso risolve. Conviene poi eseguire un ciclo di spegnimento e riaccensione della caldaia, togliendo e ridando alimentazione elettrica dopo un minuto per permettere alla scheda di azzerare lo stato. Un’altra verifica semplice è la pressione dell’impianto di riscaldamento, che a caldaia fredda dovrebbe essere generalmente compresa tra 1 e 1,5 bar. Una pressione molto bassa non genera F28 in modo diretto, ma può interferire con consensi e temporizzazioni interne.
Influenza di clima, condensa e scarico fumi
Le moderne caldaie a condensazione Vaillant scaricano l’acqua di condensa attraverso un sifone; se questo si ostruisce o ghiaccia, il ristagno può alterare l’ambiente di combustione e sfavorire l’accensione. Durante ondate di gelo è frequente che il tubicino di scarico condensa, se esposto all’esterno o in locali non riscaldati, formi ghiaccio; in tal caso il deflusso si ripristina scaldando delicatamente il tratto interessato con panni tiepidi e migliorando l’isolamento. Anche lo scarico coassiale dei fumi richiede attenzione: terminali parzialmente ostruiti da brina, nidi o foglie causano mancanza di aria comburente e possono spegnere la fiamma poco dopo l’innesco. Venti molto forti in alcune esposizioni generano contropressioni che disturbano la combustione. Se il terminale è accessibile da terra in sicurezza, una verifica visiva è sempre utile; per controlli più invasivi su scarico e camera stagna bisogna invece affidarsi a un tecnico abilitato.
La sequenza di accensione e i componenti coinvolti
Capire l’ordine degli eventi chiarisce dove cercare. Quando riceve la richiesta, la caldaia avvia la ventola, verifica i consensi di sicurezza, apre per pochi secondi la valvola gas in avviamento e genera scintilla all’elettrodo di accensione. Se la fiamma si forma e l’elettrodo di ionizzazione rileva la corrente di fiamma, la scheda mantiene l’apertura della valvola e inizia la modulazione. Se la corrente di ionizzazione manca o è insufficiente, la scheda interpreta l’assenza di fiamma e interrompe il gas, andando in F28 dopo un numero predefinito di tentativi. Da qui discende che elettrodi sporchi, distanze errate tra punta e bruciatore, cavi con isolamento danneggiato, valvola gas lenta o tarata male, pressioni insufficienti oppure problemi sulla scheda elettronica possono determinare lo stesso codice. Per l’utente la discriminante è la presenza o meno di scintilla e di tentativo d’innesco; per il tecnico sarà poi il valore della corrente di ionizzazione e l’analisi dei fumi a dire il resto.
Differenze tra metano e GPL e impatti sulla taratura
Le caldaie Vaillant possono funzionare a metano o a GPL tramite conversione con ugelli e tarature adeguate. Un impianto convertito male o una valvola gas non regolata secondo le specifiche del combustibile porta a difficoltà d’accensione, fiamma instabile e, spesso, a F28 soprattutto in acqua calda sanitaria dove la salita di potenza è più brusca. Il GPL, inoltre, soffre di fenomeni di “staratura termica” nei riduttori quando si richiede molta portata in breve tempo, perché l’evaporazione raffredda il riduttore e ne abbassa la resa. Queste condizioni si presentano tipicamente con bombole quasi esaurite o in locali freddi. La soluzione vera è la corretta installazione e taratura, da eseguire con strumentazione idonea durante la manutenzione periodica, perché la combustione deve rientrare nei valori di CO, CO₂ e O₂ previsti dalla casa.
Reset, ritentativi e quando fermarsi
Dopo un F28 la caldaia accetta in genere un reset manuale da pulsante o da selettore. Eseguire un primo reset dopo le verifiche di base è sensato, così come un secondo tentativo a distanza di qualche minuto se il primo non ha successo. Insistere con molti reset consecutivi non aggiunge informazioni e può stressare componenti già in sofferenza. In presenza di odore di gas, di accensioni violente o di spegnimenti immediati ripetuti è opportuno sospendere i tentativi, togliere alimentazione e chiamare l’assistenza. La sicurezza viene prima della fretta di riavere il riscaldamento, soprattutto se la macchina mostra comportamenti inusuali.
Cosa può fare il tecnico e perché serve strumentazione
Quando le verifiche semplici non bastano, entra in gioco la diagnosi professionale. Il tecnico controlla lo stato e la posizione degli elettrodi, pulisce bruciatore e scambiatore, misura la corrente di ionizzazione e la tensione di accensione, verifica l’integrità dei cavi e del trasformatore, controlla la valvola gas e la taratura con analizzatore di combustione, esamina sifone e scarico condensa, ispeziona la tenuta dei collegamenti elettrici e i parametri di modulazione della scheda. Se la causa è un sensore o un consenso mancante, come pressostati, sonde o microinterruttori, lo strumento consente di individuarla con metodo. Questa parte non è alla portata dell’utente medio perché comporta misure su componenti in tensione, gestione del gas e ripristino della combustione in sicurezza. Affidarsi a chi ha patentino e strumenti è la scelta corretta per chiudere la pratica con efficacia.
Pressione impianto, aria nei circuiti e impatto sui consensi
Benché l’F28 riguardi la fiamma, il contesto idraulico può influire. Impianti con molta aria in circolo o con pressioni troppo basse possono far slittare i consensi alla partenza, generando tentativi ripetuti in un assetto instabile. All’inizio stagione, dopo aver riempito e spurgato radiatori e circuiti, capita che compaiano uno o due F28 isolati per l’aria che si muove nel sistema; una volta stabilizzata la circolazione, il fenomeno scompare. Se gli errori proseguono, significa che la causa è altrove. Mantenere la pressione nel range suggerito, spurgare bene i punti alti dell’impianto e verificare che i circolatori partano regolarmente è una buona pratica che elimina variabili e aiuta la caldaia a lavorare nelle condizioni attese.
Prevenzione dell’errore F28 con manutenzione e installazione corretta
La prevenzione passa da due fronti. Il primo è la manutenzione periodica eseguita a regola d’arte, che comprende pulizia del bruciatore e dello scambiatore, controllo e pulizia degli elettrodi, verifica e, se necessario, taratura della valvola gas, controlli sul sifone condensa e sul canale fumi, verifica dei collegamenti e aggiornamento dei parametri di combustione. Il secondo è l’installazione. Una caldaia montata in un locale troppo esposto al gelo o al vento, con terminali fumi poco protetti o con scarichi condensa non coibentati, è più esposta a blocchi invernali. Ugualmente, un impianto a GPL con riduttori non dimensionati o con bombole vecchie manifesterà F28 più spesso. Interventi semplici come l’isolamento del tubo condensa, la corretta pendenza dei tratti, l’uso di terminali adatti all’esposizione e la cura del gruppo gas fanno la differenza sul lungo periodo.